I Berliani: La rapina

Incasinato in testa come la Stazione Centrale, incoerente come un politico navigato, istupidito dalla tv come un qualsiasi adolescente. In là con l’età, se avesse vissuto centinaia di anni fa, nel pieno delle sue capacità se solo fosse stato in grado di rendersene conto. Il suo nome era Gigi, Gigi Bonti, e non era una spia né un violento né un tipo interessante. Andava a messa ma anche alle feste alcoliche, e gli piacevano gli animali. In fondo era così come i suoi genitori avevano deciso che fosse fin dall’inizio: un Gigi. Avevano voluto per lui una vita regolare, precisa, pianificata più della cartina della metropolitana. E così era stata fino a quel preciso istante.

 

Un calcio alla porta. Perché? Perché no? Una spinta ed eccola aperta. La donna della reception aveva pensato alla grattata di un grosso cane.

“Fuori i soldi!” urlò Gigi.

“Was?”

“Was 'sta cippa! Fuori i soldi brutta vacca. Money, money!”

“Sind Sie verrückt?”

“Te lo do io il ferrukk, vecchia scrofa malata!”

“Ich verstehe nicht.”

La donna non sembrava per niente spaventata, piuttosto pareva perplessa. Gigi era spiazzato: va bene che fuori si congelava e il passamontagna non era poi tanto insolito, ma il coltellaccio da macello… Il coltellaccio da macello! Magari tirarlo fuori dal giaccone avrebbe aiutato.

Gigi lo mostrò alla donna tenendolo con due mani, la destra sul manico e la sinistra sulla punta. Lo faceva scintillare sotto la luce di una lampada.

La donna scrollò il capo. “Nein, ich kaufe nichts.”

“Ma porca di quella bufala andata a male, quest’asina non capisce ‘na mazza!”

Gigi fece un urlo d’assalto alla Tarzan e agitò il coltello in alto sopra alla propria testa. Sembrava un pazzo furioso? Forse no, dato che la donna continuava a guardarlo come si guarda un povero tossico che ti chiede l’elemosina. Era intenerita, ma non per questo disposta a dargli un solo centesimo per la sua dose d’estasi. Iniziò invece a parlare a raffica, con frasi lunghe e strette e contorte come una strada di montagna.

‘E adesso ‘sta gallinaccia perversa cosa diavolo sta dicendo?’ pensò Gigi inorridito. 

In che guaio si era cacciato, tutta colpa dei suoi genitori che la sera prima l’avevano chiamato su Skype.

“Ciao Gigino, va tutto bene vero, ti è tornata la voce?” gli aveva detto la madre. “Senti, io e papà ne abbiamo parlato: dovresti tornare al residence e chiedere indietro i soldi che hai anticipato. Quel che è giusto è giusto, te li devi far ridare. Fai l’uomo per una volta!”

“Sì mamma,” aveva risposto docile.

“Mi raccomando, ti richiamiamo domani alla stessa ora, come sempre. Dovrai farci vedere i soldi. Ora andiamo dai Cottini a farci un goccio e due tiri ai dadi. Mi raccomando. Ciao Gigetto.”

“Ciao ma…”

La notte non aveva dormito, pensando alla sua situazione. Era a Berlino per imparare il tedesco ma dopo due mesi era ancora al punto di partenza, o quasi. E aveva speso una barca di soldi. Quel residence poi, faceva schifo. Aveva resistito grazie all’amicizia con un ragazzo dai capelli color paglia e il cuore rosso brace: lui lo capiva. Finché non aveva trovato un alloggio migliore, ma ormai l’anticipo per il mese successivo l’aveva già versato e non volevano ridarglielo. Era giunta l’ora di imporsi e far vedere ai suoi genitori che non avevano allevat… ehm, cresciuto un coniglio.

 

“Adesso basta! Voglio i Geld o ti roncolo, cagna rinnegata!”

La donna continuava a fare spallucce. “Möchten Sie eine Tablette gegen Halsschmerzen?”

‘Ma da che zoo è uscita questa?’ si chiese Gigi. Così non si poteva andare avanti. Decise all’istante di prendere il toro per le corna: andò dietro al banco, spinse la donna in uno stanzino adiacente e richiuse la porta provvidenzialmente munita di chiave. Ora era libero di agire. Aprì la cassa e scoprì con orrore che era praticamente vuota, con due sole banconote da cinque e una da dieci. Come era possibile? Eppure aveva pianificato tutto nei minimi dettagli. Quello era il momento perfetto, l’ultimo del mese, esattamente il giorno di riscossione degli affitti. In più era anche l’orario giusto, alla chiusura, alle 17, quando la cassa sarebbe dovuta essere piena. Sessanta stanze per 250 euro al mese, fanno 15'000 stuzzi. Meno quelli di chi si ostina a pagare con la carta di credito: che brucino all’inferno, quei ratti! Eppure la cassa era desolante. Cosa era dunque successo? Forse Gigi non aveva pensato che in Germania non sono scemi e che ogni due ore passava qualcuno a ritirare il denaro. Anni e anni a guardare Occhi di gatto buttati nel cesso. Sei furbo Lupin! 
    Gigi prese gli spicci e uscì dalla porta (stavolta senza prenderla a calci) mentre la donna della reception stava tentando di scavalcare la finestra come una ladra: già, in genere le stanze hanno anche una finestra. La lasciò là, mezza dentro e mezza fuori con una gamba penzoloni, e corse via toccandosi la gola infiammata, barcollante e pensieroso: dov’era il bancomat più vicino?