Dose Minima

Oltre le spesse vetrate il marciapiede veniva sbiancato dal sole. La temperatura era mite e invitava a stare all’aria aperta, perché no, anche da soli. Eppure ero lì, in quel posto disegnato per essere accogliente ma in realtà tanto inospitale. Illuminato da innumerrevoli luci al neon, con troppe persone sconosciute che mi stavano tutt’attorno e sferzato da ondate d’aria mal riciclata e troppo fredda, non mi trovavo per niente a mio agio. Fin da subito, appena varcata la soglia, ero stato percorso da un tremito inaspettato. Poi ne erano seguiti altri e adesso, molti minuti più tardi, le cose non erano migliorate. 

Stavo in piedi con in mano il mio numerino: avevo il 7102. Quando ero arrivato erano al 7068. Mancavano dunque trentaquattro estrazioni e sarebbe giunto il mio turno. ‘Che buffo,’ pensai. ‘Come la mia età.’

Nel negozio lavoravano cinque commessi, tre ragazzi e due ragazze per essere esatti. E sembravano tutti precisi, puliti e profumati. Probabilmente quando li avevano assunti avevano richiesto espressamente che fossero degli under ventisette e che avessero già un’esperienza pluriennale in posizione analoga. E che fossero di bella presenza, questo è scontato. Li guardai uno ad uno, molto attentamente. Indossavano una divisa nera, una pelle liscia e dei capelli lucenti e perfetti. La loro disposizione all’interno del negozio pareva casuale, come per alleggerire l’atmosfera, ma la verità doveva essere che ognuno aveva il proprio posto ben delineato; si capiva da come lo occupavano e proteggevano.

Giocherellando con il bigliettino tra le dita indugiai sugli altri clienti: sembravano felici di essere lì, loro. Non vedevano l’ora che arrivasse il proprio turno, non perché avevano fretta di scaldarsi al sole oppure un irrefrenabile desiderio di andarsene a casa, bensì per poter accedere a chissà quale eccezionale offerta. E seppur eccitatissimi restavano pazienti, guardandosi in giro come se trovassero quel posto colmo di interesse. Oppure contemplavano con fare impegnato il telefonino o fingevano di scrivere messaggi chilometrici a qualcuno di sicuramente molto importante. Mica volevano che si credesse che non sapevano come impiegare il tempo, o che non avessero nessuno che li considerasse, o peggio ancora… che stessero pensando! Poi però, finalmente, veniva estratto il numero giusto e li vedevi brandire il loro foglietto e alzarlo al cielo insieme ad un ansioso “eccomi”, o “sono io”, o “sì son qua, arrivo subito”. Che nessuno provasse a rubargli il posto. ‘Io dirò presente,’ pensai, ma sapevo fin troppo bene che al dunque non lo avrei fatto.

Infatti quando un commesso urlò il numero 7102 andai verso di lui non dicendo una parola, aspettando che fosse lui, il mio avversario, a fare la prima mossa. E quel ragazzo più giovane di me  mi guardava avvicinare con lo sguardo di un esperto cacciatore che attende l'ignara preda per far scattare la trappola.

“Buongiorno signore,” disse mostrando i denti bianchi e allineati. “Come posso aiutarla?”

Non risposi. Allungandogli una smorfia di circostanza gli feci vedere il bigliettino numerato con una mano e subito dopo la carta d’identità con l’altra. Il commesso prese il documento e immise dei dati nel computer.

“Allora mi faccia un po’ controllare,” disse allegramente. “Ah bene, vedo che lei ha terminato gli studi e ha superato la soglia di età… Infatti le deve essere arrivata a casa la lettera di richiamo per mettersi in regola.”

“Esatto,” risposi stringendo ancora in mano il mio bigliettino e non sapendo dove ficcarlo. 

“Dunque presumo voglia attivare l’abbonamento Peace & Stability.”

“Veramente no.”

“No? Capisco, ottima scelta, per la sua fascia di età è molto più indicato il tutto compreso, sì insomma, il Work Hard & Be Happy.”

“No guardi, non ha capito. Io vorrei la tariffa Dose Minima.”

“La Dose Minima? Ma non è un abbonamento!” affermò incredulo il commesso.

“Lo so benissimo, ho controllato su internet.”

“Non capisco.”

“Non so dove sia il problema,” mi irritai. “Vorrei attivare la tariffa Dose Minima, non mi pare complicato.”

“Ma quella non la fa più nessuno! Sa, il fatto stesso che il nome non sia in inglese…”

“Non vedo cosa cambi.”                  

“Signore, mi lasci spiegare. Con la Peace & Stability lei ha a disposizione il pacchetto base. Vale a dire: un lavoro in ufficio, un bilocale in affitto, un’automobile di media cilindrata, un genius-phone ultimo modello, anche S, SS, o SLD, in ecopelle cromato o con le borchie, e chi più ne ha più ne metta. E ancora: le vacanze in montagna e al mare, la palestra, e ora, pensi un po’, oltre al computer portatile senza tastiera, anche un utilissimo minitablet che è praticamente un mix tra lo smartphone e un ultrasuper-ultrabook! È un’offertona, me lo lasci dire. E questo solo per citare i vantaggi principali.”

“Va bene, ma ho visto che mi costa troppo...” dissi con il bigliettino che si contorceva e affogava stretto nella mia mano sempre più sudata.

“Ma signore, le costa pochissimo! Pensi che è tutto compreso con un semplice azzeramento della soddisfazione personale, con il novantasei per mille della sua autostima giornaliera, due quinti di compromesso, una quantità variabile di stress, un terzo delle sue ore settimanali, qualche arrabbiatura qua e là, un 45,3% di pressione fiscale, e per concludere un abbassamento trascurabile della salute: diciamo che si va a prelevare da fegato, occhi e schiena e un po’ dalla mente, ma solo attraverso la nevrosi… Per dirle, ci sono abbonamenti molto peggiori in giro, che vanno a colpire i polmoni e le vie respiratorie fino ad estremi di cui, francamente, non mi piace parlare. Le ripeto: è un affa-ro-ne.”

“Sinceramente queste cose le sapevo già benissimo. Come le ho detto, ho controllato su internet.”

Il commesso prese fiato un secondo cercando nel suo cervello il colpo del possibile K.O. Forse credette di averlo trovato. “E pensi cosa le dico,” insistette agitando l’indice della mano destra. “Può avere tutto questo anche se non se lo può permettere!”

“Come è possibile?” chiesi quasi imbarazzato per la mia stessa ignoranza.

“Ma è semplicissimo! Con le carte di credito, alcuni debiti, qualche piccola rinuncia, e cosette del genere.”

“E tutto questo ve lo accollate voi?”

“No beh, non esageriamo… All’inizio sì, questo è vero, ma prima o poi si passa alla cassa, per forza signore.”

“No domandavo solo,” arrossii velatamente.

“Certo, fa benissimo a chiedere, è un suo diritto.”

“Ma non mi sembrano delle belle cose. Quelle cosette che ha detto prima, intendo.”

“Cosa vuole che sia, lo fanno tutti!”

 Rimasi in silenzio per qualche istante, pensieroso. Quindi scossi la testa un paio di volte…

“Okay,” mi incalzò il commesso senza perdersi d’animo. “Allora se vuole le elenco ciò che non offre la tariffa Dose Minima. Così le compariamo.”

“Va bene, se ci tiene...”

“Aspetti che apro il file corrispondente, sa, la sua non è una richiesta che capita tutti i giorni.”

“Non ho fretta,” mentii io che in realtà non vedevo l’ora di fuggire e scrollarmi di dosso quei brividi e i tremori. 

“Molto bene, ancora un secondo… Eccoci. Eh sì, come le spiegavo, non ci sono paragoni. Qui si parla di vantaggi minimi, per l’appunto. Per esempio le garantiremmo solo quello che ha già, vale a dire una stanzetta nella casa dei suoi genitori, una bicicletta, un telefonino e un classico PC. Ah dimenticavo il televisore ma quello ormai, si sa… Tutto il resto non c’è.”

“Mi spiega in cosa consisterebbe il resto?”

“Oltre a quello che le ho già elencato vuole dire?”

“Sì.”

“Badi che vado a memoria e quindi potrei dimenticare qualcosa... Allora ,se non erro la Peace & Stability prevede: lettore mp3 turbo stereo, cinema e cena fuori almeno una volta alla settimana, però la ragazza non ce la mettiamo noi eh?”  disse ridacchiando ma, notando il mio scarso entusiasmo, si ricompose immediatamente. “Poi alcolici e discoteca, scarpe di marca sia da ginnastica che da passeggio, jeans firmati e autografati, giacca con il cappuccio in morbido pelo biologico, occhiali da sole tipici, sa quali intendo, sì quelli che hanno tutti insomma, poi l’ultima console per videogiochi uscita sul mercato, e molto altro ancora...”

“D’accordo, ma a me tutte queste cose non servono, non urgentemente per lo meno.”

“Ma si fidi che non se ne può fare a meno! Saranno mica tutti rincretiniti no?”

“Guardi…”

“Ripeto che è tutto compreso al prezzo che le ho indicato prima. Sì, a parte quelle cosette. In fondo sono piccoli sacrifici. E ha la certezza del futuro. Si sa che per come stanno le cose oggigiorno fare gli schizzinosi, o i choosy come si sarebbe detto un tempo, non è pagante.”

“Mi permetta di non essere della sua stessa opinione,” mi irrigidii nuovamente, piuttosto sorpreso e allo stesso tempo soddisfatto per il tono finalmente deciso che ero riuscito ad assumere. “Io continuo a volere la tariffa Dose Minima. Mi costa molto meno, giusto?”

“Non essendo un abbonamento non c’è un costo fisso, questo è vero. Di solito si parla di qualche lattina di olio di gomito, una certa dose di volontà, un po’ di idee, e tanta fortuna.” A quel punto il commesso mi si avvicinò con fare furtivo all’orecchio. “Sulla fortuna ci stiamo lavorando,” bisbigliò. “Potrebbe darsi che uscirà un’offerta per un nuovo abbonamento già l’anno prossimo. Non le prometto niente, però…”

“Capisco. Ma resto della mia idea,” tagliai corto.

“Va bene, le sottolineo solamente, ancora una volta, che con la Dose Minimanon ha nessun tipo di certezza.”

“Non mi servono le certezze. E nemmeno la stabilità. Preferisco tenermi la soddisfazione personale e…”

“Mi permetto di farle notare che con quella non si vive.”

“No, ma non è neppure da svendere,” replicai convinto, oramai deciso a vincere la battaglia.

“Come crede. Le devo però segnalare che la tariffa vale solo fino al compimento dei quaranta anni.”

“È perfetta, non vorrei che durasse di più.”

“D'accordo, e comunque in quel caso potrà sempre pensare ad un abbonamento, anche se a cifre meno vantaggiose di quelle che potrebbe avere oggi, certo…”

“Non si offenda ma la mia speranza è quella di poter mantenere ai minimi termini qualsiasi tipo di legame con voi.”

“Non si preoccupi, in molti hanno queste mire, all’inizio. Ma per legge bisogna per forza sottoscrivere almeno un contratto, lo saprà meglio di me. Con noi o con un altro operatore. E alla fine quasi tutti restano con noi, è così che funziona.”

“Spero di no,” bofonchiai.

“Come ha detto?”

“No niente.”

“Allora ne è proprio convinto, procedo con la sottoscrizione della tariffa.”

“Vada pure.”

“Va bene,” disse il commesso da ultimo domato e rassegnato. “Ecco fatto,” sospirò restituendo la carta d’identità.

“Perfetto, la ringrazio,” sorrisi, finalmente disteso.

“Grazie a lei, torni presto e buona fortuna.”

Mi sembrò che avesse calcato un po’ troppo quel buona fortuna. Misi in tasca il documento e il bigliettino stropicciato e zuppo di sudore; nella lotta lo avevo completamente dimenticato.

“Addio,” dissi semplicemente, e mi voltai.

Uscendo incrociai un signore altero ed elegantissimo, che dalla tasca del cappotto perse una busta come quella che avevo ricevuto io pochi giorni prima, ma questa anziché essere grigia era di color oro. La raccolsi dal pavimento e feci per ridarla al suo proprietario, che oramai era andato a confondersi con la gente tutta uguale che affollava il negozio. Così la nascosi tra le mani umide e mi avviai verso la porta scorrevole. Allontanatomi di qualche metro, a debita distanza dall’entrata, la aprii: conteneva un’offerta per l’abbonamento The Secret Race SuperPremium. 'Strano,' pensai. 'Questo su internet mica c’era.' Lessi meglio e trovai che offriva un lavoro nelle alte sfere, ma non si specificava cosa ciò volesse dire. E allo stesso modo non erano elencati nemmeno i numerosi vantaggi, come quando dei gioielli nelle vetrine non vengono esposti i prezzi. Beh sì, più o meno, forse era il ragionamento contrario. Eppure qui il costo c’era e non sembrava eccessivo, soprattutto se comparato con il pacchetto base che mi era stato offerto con tanta determinazione fino a pochi minuti prima. Difatti c’erano più strette di mano, più occhi chiusi, più lingue allungate, del paraculismo e altre cosette del genere, come le avrebbe definite il commesso. Ma c’era anche molta meno salute mentale in gioco, più evasione, e poi… Alzai gli occhi al cielo limpido e sgombro: ‘Magari tra una decina di anni un’offerta del genere arriverà anche a me,’ sperai... o forse no.

Per ora comunque mi tenevo stretta la mia Dose Minima, conquistata con tanta fatica e sudore nel palmo delle mani. Piegai la busta, che a questo punto decisi essere di color platino e non di un proletario oro, e me la misi in tasca, insieme a quel che restava del bigliettino numerato. Guardai l’orologio di plastica: era ora di cercare un posto al sole per scaldarmi un po’.

 

Improvvisamente, come dopo uno schiaffo ben assestato, mi resi conto che tutta quella scena non aveva senso. Non poteva averne. Era un incubo! Non tanto per dire, doveva proprio essere un incubo. E ora si era cancellato come la lavagnetta magica che possedevo da piccolo. Tutto era buio eppure più chiaro: che sollievo! Ero salvo: il cuore e i polmoni potevano finalmente tornare ad incastrarsi a mo' degli elementi del Tetris.

Un tuono mi fece spalancare gli occhi. Dalla finestra aperta entravano soffi di vento carichi d’acqua fresca: avevo la pelle d’oca. Con il respiro leggermente affannato abbracciai forte il cuscino umido e mi tirai le coperte su fino al mento. Nella notte che precedeva il mio trentaquattresimo compleanno avrei decisamente preferito avere un risveglio migliore. Avrei tanto voluto una minima dose di felicità.