Visioni da bar

Bicchiere vuoto e bicchiere a metà: davanti rispettivamente marito sui 70 e moglie sui 60. Due clichè in un colpo solo. È ciò che vedo. Una ragazza si pettina in mezzo al locale (ed era appena stata in bagno), il ragazzo ha due capelli due alla Homer. Alcuni se ne vanno barcollando (da un bar mi pare giusto). Turisti vestiti a caso fanno baccano. Una bionda convince il barista a regalarle dei pacchetti di patatine nonostante lei dovrebbe evitarle (N.B.: opinione personale non da medico, bensì da esteta non solo del calcio). Un uccello estraneo e straniero (e pure un po’ scuro) che scappava dall'orrore della pioggia capisce di essere finito nella brace e vola disperato in cerca di una via d'uscita. Sbatte contro un vetro: oooh del pubblico estasiato. I camerieri lo inseguono muniti di giacchegabbie: buona fortuna.

S’è fatta ‘na certa, si accendono le luci e dai bicchieri di vetro si passa a quelli di plastica. Ci cerco un significato profondo ma resto in superficie. Galleggio. Si chiude, tutti fuori ma il pennuto no, ma io no: non sanno chi sono ma con chi sono sì (avessi detto). Si tirano su le sedie e i calici puliti. Toc tac e din don dan di campane. Si tirano pure le somme. Sarà stata una giornata proficua? Scommetto quello che non voglio contro quello che vorrei che ai dipendenti interessa poco. Ma ciò che conta davvero è che, come per incanto, dalla guerra sanguinosa si sia passati alla pace asciutta, dal rave a tutti battiti a un cuore che si addormenta per una notte o per l'eternità...

È il ciclo della vita lor signori, per un uccello venuto da lontano in cerca di riparo e persino per un semplice bar.