Danimarca, bar vs bodega (due facce dello stesso muro)

Un paio di ore dopo il mio arrivo a Copenhagen trovo due locali adiacenti separati da un muro e da alcune piccole differenze. Gli appunti presi potrebbero darvene un’idea…

 

BAR:

Ordino una Tuborg al bancone illuminato al neon e mi siedo ad un tavolino munito di candela profumata: allamoda.

Coppie di ragazze chiacchierano in quello che alle mie orecchie suona come un misto tedesco-cinese: inascoltabili (purtuttavia guardabili).

Oltre la grossa vetrata vedo sfrecciare tanti ciclisti e pochi automobilisti: altromondo.

Mamme e papà semi-eleganti passeggiano con i passeggini: ri-produttivi.

Il barista timeouteggia una sfida a scacchi con un avventore asiatico ed esce per una sigaretta: dipendente (in tutti i sensi).

Cassette di legno di birre appese alle pareti come paralumi: ingegnose.

Passa una bionda da cui è difficile staccare lo sguardo: appiccicosa.

 

BODEGA:

Ordino al bancone anonimo e mi siedo su di una panca dietro ad un vecchio tavolo massiccio: vecchiostile.

La stessa birra costa la metà: conveniente.

L’età media è raddoppiata: sconveniente (per alcuni).

Si può fumare e l’aria lo testimonia senza omertà: irrespirabile.

Non so se la bodeghista abbia un cuore grande ma deve di sicuro avere due polmoni così: eroina.

Caligine e vetri anneriti non permettono di osservare la vita all’esterno: oscuranti(sti).

I bagni (?) sono tappezzati di graffiti: artistici (?).