Sabato sera a Copenhagen, sì, ma a casa

Il sabato sera non si scrive, si esce!, potrebbe sostenere qualcuno. E lo avrei detto pure io, spesso. Ma non stasera. Nossignore. Fuori piove e fa freddo e domani è Pasqua e chi lo sa chi c’è in giro, e non ci sarà nessuno che conosco. Da soli non si esce, si scrive. Ecco, mettiamola così. Per di più ho un bozzo sulla fronte. Una sorta di bernoccolo. In teoria sarà un brufolo… Bah, è qualcosa che inizia per B, comunque. E a toccarlo fa male. E a vederlo forse fa schifo, non lo so, non ho voglia di andare a guardarmi allo specchio. E tanto a chi interessa, mica esco, scrivo. Certo però che dopo aver passato le 33 primavere si potrebbe pure evitare di avere strani fenomeni cutanei in bella mostra in mezzo alla faccia. Non sono cose da pubertà, quelle? È anche vero che forse una primavera me la potrei togliere dal groppone visto che qua a Copenhagen questa stagione sconosciuta non vuole saperne di presentarsi. Ci snobba, ci evita come la peste. Sarà per via del mio bubbone? Ecco, potrebbe essere una spiegazione. Poco scientifica, d’accordo, ma io non sono uno scienziato. E il riscaldamento sparato al massimo e le finestre imperlate di pioggia sono reali. Molto reali. Pure troppo per essere il 15 aprile. Anche per questo è sabato sera e di fronte a me ho uno schermo schiumante parole e non un birrone schiumante promesse. 

Ma se era per scrivere 'sta robaccia qua allora quasi quasi era meglio uscire. O no?