A Pasquà

Salgono una coppia sulla quarantina e una sulla sessantacinquella, tutti imbacuccati con cuffia di lana in testa e giaccone da spedizione al Polo Nord. ‘Ma il 42 non portava nel centro di Copenhagen?’ viene da chiedermi.

Essendo l’autobus piuttosto pieno, gli esploratori si sistemano nella zona destinata teoricamente a disabili e carrozzine. Alla fermata immediatamente successiva entra un ragazzo con passeggino.

Panico, i fantastici quattro si disperdono velocemente. O meglio, una di loro va verso la parte anteriore del mezzo mentre gli altri si sistemano più indietro, nelle due file davanti alla mia. La signora solitaria si siede rivolta verso di noi avendo la postazione dell’autista dietro alla schiena.

“A Pasquà!” è costretta ad urlare per superare le tre file di sedili che la separano dal marito.

“Dimme amò!”

“’ndo sta mi padre?”

“Sò qua, sò qua dietro nascosto…” si sposta da dietro il testone incappucciato del genero.

“Ah eccote, nun te vedeevo.”

“Epperò ce sto.”

“Emmenomale.”

“Eggià.”

“Sentite maaa… Abbiamo fatto bene a prenne er busse o no?”

Il marito indica fuori dal finestrino. “Eccerto. Va che agua che vien giù.”

“Ettu che volevi prenne le bisci…” scuote il capo la moglie.

“Sì ma era per farse du risate, fa pure freeddo.”

“Ho sentito i mi ziiii e m’han detto che a Roma è estate.”

“Matematico, conta che li turisti stanno a fa er bagno nee fontaane.”

“Beati al-loro… “

“Sé, però per er ritorno prennamo un taaxi eh.”

“A guardalo, Pasquà er spendaccione!”

“Allora magari compramo n’umbrello, cheddite?”

“Vabbè mo ce pensemo va…”

“Sentite maaa… Stasera pe’ cena che famo, n’amatriciana?”

“Ce sta, ce sta…” approva la moglie.

“Ecco, n’amatriciana fatta bbene. Tutti a casa nostra! Dopo lo diciamo pure a gli artri.”

“Vabbene, però avemo finito la pasta.”

“E che problema c’è… La compramo!”

“C’hai raggione pure te c’hai,” si sorprende la moglie.

“Certo che co ‘sto tempo stavo anche volentieri accasa...”

“E che c’eravamo venuti a fa qua, scusa?”

“Pure questo è-vvero. Ar massimooo tornamo prima…”

La moglie annuisce e sta in silenzio due virgola quattro secondi. “Ma mamma che fai, dormi?” si sblocca quando già mi stavo preoccupando.

“No, sto a guardà er panorama.”

“Ma se vede niente, è tutto grigiooo.”

“E vabbè, me relasso no?”

‘Beata al-lei che ce riesce!’ penso io. E rivolgo un pensiero anche ai fortunati danesi delle tre file in mezzo che si sono goduti lo spettacolo a tutto volume e persino in dolby surround.

Se arriviamo in centro città e non in Groenlandia una bella birra di Pasqua non me la toglie nessuno. Potrei invitare anche quella discreta famigliola romana. O forse è meglio di no: non è Natale, non siamo tutti più buoni e non vorrei scambiare il “Kylle Kylle” scritto sulla lattina per un invito a fare altro…