Viaggiare: meglio soli o (bene) accompagnati?

Dopo dieci settimane a zonzo tra Stati Uniti e Cuba eccomi sull’aereo che mi riporterà a casa. Un vero e proprio trauma, per lo più perché mi trovo circondato da orde di italiani scalmanati reduci dalle vacanze al mare. Holguin, dove ci troviamo, non è infatti distante dai resort di Guardalavaca, meta particolarmente ambita in questo periodo dell’anno. E io, per risparmiare, ho trovato proprio un posto su di un volo organizzato dalle agenzie. Così non posso fare a meno di maledirci tutti mentre mi sistemo nel sedile interno della mia fila da quattro: alla mia sinistra una giovane coppia, a destra un arzillo vecchietto che puzza di alcool come se fosse appena uscito da una distilleria. Cerca subito di attaccare bottone, non tanto per chiedere di me ma soprattutto per urlare al mondo che lui sull’isola possiede tre case, che ha sposato una cubana e che però non disdegna andare con le altre: 39 (!) diverse (perché gli piace cambiare) in tre soli mesi, confida all’intero abitacolo. Ovviamente giovani e bellissime come non ne esistono in altre parti del globo. E il tutto senza pillole, per carità! Ovvio, io annuisco anche se non posso dimenticare l’enorme fatica che ho visto fare a quello stesso atleta da letto soltanto per mettere un sacchetto nella cappelliera e poi piegarsi per accomodarsi al proprio posto…. Ma le mie reazioni non devono soddisfarlo appieno dato che cerca approvazione, e la trova, da un paio di altri settantenni maestri della vita notturna sudamericana.

A questo punto si sentono in vena i due alla mia sinistra, apparentemente più interessati a ciò che ho combinato in questi ultimi tempi.

“Non deve essere male girare per Cuba tutto solo eh?” mi fa il ragazzo. “Beato te!” insinua simpaticamente.

La ragazza di tutta risposta gli molla una bella gomitata sul costato.

“Bello,” ammetto. “Ma non quanto uno si immagina…”

Il ragazzo avrebbe delle proteste sulla punta della lingua ma l’espressione di sfida della sua ragazza gliele fa inghiottire.

“Di sicuro ho speso più di voi…” continuo. “In fondo stavo in camere come le vostre ma non potevo dividere le spese. Stessa cosa per i taxi per esempio…”

“Però ci sono anche dei vantaggi…” azzarda ancora il ragazzo.

Annuisco. “Certo: andare dove vuoi e quando vuoi e come vuoi e perché lo vuoi. Fossi stato con altre persone non avrei fatto tutti i chilometri a piedi che ho fatto, e probabilmente avrei visto meno posti. Sapete, avrei fatto più pause: a me di sedermi in un bar da solo non me ne frega niente. Dopo cinque minuti mi annoio e mi rialzo. Piuttosto porto via la lattina. Però così ci sono meno occasioni per rilassarsi. Infatti dopo oltre due mesi iniziavo ad essere un po’ stanco.”

“Ma qual è la cosa più difficile, secondo te?” si informa la ragazza.

Fingo di pensarci su per un secondo, ma la risposta la so benissimo. “Credo che quello che mi sia mancato fosse condividere i momenti belli. Quello sì, è un peccato. Volevo dire ‘guarda che roba’ e sapere che non ero l’unico a meravigliarsene.”

“E lo stesso nei momenti difficili… no?” chiede lui.

 “Veramente no,” scuoto la testa. “O almeno, direi di no. In passato ho viaggiato con una mia ex e nelle difficoltà a volte avrei preferito essere solo, per essere io l’unico responsabile qualsiasi cosa fosse accaduta, per non dover preoccuparmi anche per lei.”

“Capisco…” sospira il ragazzo.

“Come?!” si inalbera lei.

“No ma non so, forse sbaglio,” mi rituffo nel discorso. “Comunque con gli amici sarebbe diverso, penso. In quel caso sì, magari più si è e meglio ci si sente…”

“Quindi potendo tornare indietro avresti viaggiato con loro?” mi chiedono quasi in coro.

“Non lo so. Sarebbe stata una tipologia di avventura completamente diversa. E di nuovo, non avrei potuto decidere in compelta libertà dove andare e quando.”

“Già…”

Ormai il mio cervello ha preso il ritmo. “Ci ho riflettuto qualche volta. Secondo me non sarebbe male fare con loro gli spostamenti e poi di giorno separarsi per visitare quello che si vuole prima di ritrovarsi la sera per le uscite… E per le cene: mangiare sempre da soli non è il massimo.”

“Però in questo modo conosceresti meno gente nuova,” dice lui.

Alzo le spalle. “Sì, può darsi. O magari no, dipende…”

La ragazza sembra trovare il discorso psicologicamente stimolante. “Comunque un’eseprienza come la tua deve farti capire molte cose su di te, immagino…”

“Mah…” sospiro. “Sinceramente credevo di più. Alla fine più che altro ha confermato cose che già sapevo. Diciamo che ora le ho più chiare. E alcune vorrei cambiarle ma non so se potrò farlo. Se riuscirò a farlo. Se uno è fatto in un modo...”

“Eppure avrai avuto un sacco di tempo per riflettere…”

“Sicuro,” confermo. “Però ho spesso pensato a quello che stavo facendo in quel momento e in particolare a quello che avrei dovuto fare subito dopo. O il giorno dopo. Essere continuamente in viaggio vuol dire essere sempre concentrato su ciò che verrà dopo, su quale autobus prendere, sull’alloggio da trovare, le cose da visitare e così via. Anche per questo iniziavo ad essere stanco.”

“Sì anche per noi è stato lo stesso, e siamo stati in giro solo due settimane,” mi fa il ragazzo. “Se vuoi è quasi uno stress, a volte.”

“Comunque migliore di altri…” sorrido.

Sono entrambi assolutamente d’accordo. E non solo su questo. Anche sul lasciarmi vivere più o meno in pace le successive nove ore di volo. Le ultime prima di… di che cosa?

BlogPatrick AcquadroComment