Trinidad, una serata transcubana

Seduto sui gradini della piazza principale di Trinidad con in mano il primo e probabilmente ultimo canchanchara (cocktail a base di rum, succo di lime e sciroppo di miele) della mia vita, mi diverto a guardare il viavai dei turisti. Qua ne è pieno, ma non mi disturba: a volte la loro presenza risulta rassicurante. E la cittadina stessa, molto ben curata, fatta eccezione per rivoli di acqua sporca che scivolano lungo le vie acciottolate (pericolosissime per le caviglie), ne beneficia. I soldi qua circolano. Così come la musica, ovunque.

Finisco il bicchiere a fatica, facendo una smorfia che incuriosisce un ragazzo vicino a me.

“Non ti è piaciuto?” mi interroga in americano.

Lo guardo sorpreso. “Per niente.”

“Di dove sei?”

 La solita domanda, ma posta da un turista è meno preoccupante.

“Svizzera,” dico. “E tu?”

“North Carolina.”

Anche questa è la solita risposta di chi arriva da quello stato. Evidentemente nessuno conosce le loro città. Comunque iniziamo a chiacchierare: mi spiega di essere in viaggio per Cuba con i genitori (ha 27 anni) e si sorprende che io stia facendo lo stesso da solo. È la fiera dei discorsi già fatti e rifatti. Ogni volta ribatto: “Non capisco, cosa c’è di strano?” E loro sempre: “No, niente in effetti.” Ecco, e allora?

Ma non si ferma qua: “Il tuo non è un nome molto svizzero… “ azzarda come altri mille prima di lui.

“No, non lo è…” faccio io semplicemente, perché si renda conto della stupidità della sua constatazione. Se si parlasse del cognome, magari, ancora ancora…

Ma a parte questi scivoloni è simpatico. Ci prendiamo un classico Cuba Libre e continuiamo la chiacchierata. Dopodiché molliamo la semi-staticità della piazza per andare ad esplorare un locale poco lontano che si occupa di far dimenare la gente a ritmo di salsa.

Il posto, chiaramente all’aperto, non è per nulla male. Mike, così si chiama, mi offre una birra.

“Ci sono belle ragazze,” mi dice.

Annuisco. “Sì, è vero.”

“Io comunque sono bi…”

Dove l’ho già sentita questa? Mmmhhh… Giusto, a Toronto!

“Bi?” fingo di non capire.

“Bisessuale.”

“Ah… Beh, buon per te. Hai più scelta!”

Si mette a ridere guardandosi intorno.

“Io vado a ballare,” mi avverte poi.

Lo lascio andare, contento di poter fare un giro perlustrativo per conto mio. Quando arrivo alla pista da ballo lo intravedo avvinghiato ad una cubana. La guardo meglio: non è proprio un bijoux. Naso importante, secca e muscolosa, non è proprio il mio genere. No che non lo è! Anche perché mi viene il dubbio sia un uomo. Non ne sono sicuro ma il dubbio è forte. Se Mike non mi avesse avvisato dei suoi gusti andrei probabilmente a dirgli qualcosa all’orecchio. Ma dato che per lui vale tutto, me ne posso infischiare bellamente.

Girando lo sguardo incontro gli occhi chiari di una biondina.

“Sei tedesco?” mi chiede in inglese.

“Io no. Tu però sì eh?”

“Già,” ammette prima di presentarmi una sua amica, più scura, più alta e decisamente meno carina. Mi spiegano che la loro vacanza è ormai finita e che l’indomani andranno all’Avana per prendere l’aereo verso la Germania. E visto che Mike non ne vuole sapere di staccarsi dal suo angelo (il cui sesso rimane un mistero) io mi attacco alle due. E come me tentano di fare diversi cubani. Fino a proporci di andarcene tutti fuori per una festicciola privata. Accettiamo e li seguiamo.

In tutto saremo una decina, per le strade di Trinidad. Non si sa bene da dove ma fa la sua comparsa pure una chitarra. A turno i nostri nuovi amici iniziano a suonare e a cantare. E sempre a turno ci provano con la biondina (che devo ‘salvare’ in più di un’occasione) mentre l’altra, poverina, viene considerata solo da un mezzo disperato. Passiamo così un paio di ore divertenti prima di decidere che ne abbiamo abbastanza.

Perciò il trio europeo si stacca dal gruppo che sospetto, senza donne, non tarderà a seguire il nostro esempio. Noi facciamo un pezzo di strada assieme prima di scambiarci gli immancabili contatti che non si sa mai a cosa porteranno (di solito a nulla).

Rieccomi da solo nel cuore della notte. Anzi no, in compagnia di quattro cani randagi che trovano opportuno seguirmi. E corricchiarmi di fianco. Infine due davanti e due dietro mi scortano fino a destinazione. Entrando in casa li ringrazio col pensiero: loro, molto più rassicuranti dei turisti.  

 

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