Cuba, la mia Avana poco libera

Mi trovo all'Avana da ormai qualche giorno. Sarebbe facile, facilissimo dire che è il paradiso in Terra. Sai l’invidia di tutti? Ma sarebbe falso, falsissimo. Almeno per me. Sì, e la colpa principale è dei suoi abitanti. Non di tutti, per carità, ma di quelli che a ogni passo che fai fischiano, strombazzano, ululano e non sai mai se ce l’hanno con te, col gatto randagio a cinquanta metri o con l’anima socialista che se ne va.

“Taxi taxi, taxi sir?” è la frase più gettonata mentre cammini. E quando pensi di essere solo, al sicuro con i tuoi pensieri, ecco che ti si avvicina qualcuno con fare amichevole: “Scusa, mi fai una foto?”; “Hai un accendino?”; “Sai per caso che ore sono?”

Queste sono le tre opzioni di abbordaggio più utilizzate. Dopodiché arriva la classica domanda, sempre uguale: “Di dove sei?”

“Svizzera,” gli dici sorridente.

“Ah, Ibrahimovic…”

“No, quella è la Svezia. Noi abbiamo Shaqiri, per esempio.”

“Giusto, giusto, è vero…” fingono. “Ma che fai? Hai già un alloggio?"

"Sì."

"Ok… Vuoi dei sigari?”

“No grazie, non fumo.”

“Ma li regali!”

“No grazie.”

“Allora cerchi una ragazza?”

E cominciano a insistere finché non li lasci perdere e scappi, con l’impressione che ti vedano come un portafogli con le gambe da cui spillare il maggior numero di banconote possibile.

Così dopo una giornata educata diventi inevitabilmente scontroso e diffidente con tutti, anche con chi magari non se lo meriterebbe. Fino a sentirti in colpa. Tanto che quando una signora corpulenta ti ferma per strada implorandoti, quasi in lacrime, di comprarle un cartone di latte per il figlio piccolo, sei costretto ad accontentarla. La scorti dentro a un negozio, dove chiede al commesso di darle la borsa completa. Cioè?, ti domandi. Le viene porto un sacchetto pieno di latte sì, ma pure di cibo per neonati, pannolini e altre cose.

Nel frattempo la signora ti abbraccia, ti dice mille grazie e tenta di baciarti.

“Quanto costa?” chiedi sorpreso, scansandola.

“Sono 34 CUC (circa 34 euro).” Una cifra enorme da queste parti.

Non fai in tempo a realizzare che la truffatrice è già fuori dalla porta. La insegui dicendole che non hai tutti quei soldi, di riportare indietro la merce. Fortunatamente non fa troppe storie. Ma ti prega di pagare almeno la metà. Non ci pensi proprio e le lasci qualche spicciolo, tra l’altro immeritatissimo. Tutto ciò alla luce del sole.

A quella dei lampioni subentrano le signorine. Pssstpssstissano (verbo onomatopeico) fino a richiamare la tua attenzione.

“Pssst, pssssssst… Hola chico, di dove sei?”

Ormai hai imparato a non rispondere.

“Lo vuoi un massaggio?”

“No grazie,” tiri dritto.

“Su dai bello. Stanza e servizio completo, 50 CUC. Prezzo speciale solo per te,” senti disperdersi nella via mentre già intravedi la prossima che ti si avvicinerà. E spesso incroci uomini e donne di una certa età che se ne vanno a spasso con una bistecca fresca in bella mostra sotto al braccio. Magari sono particolarmente simpatici, o piuttosto sono portafogli più generosi di te.

Quando vai a cena trovi un buttadentro che ti mostra la Lonely Planet, per bullarsi del fatto che il ristorante sia stato menzionato. E dopo aver mangiato (bene) ti viene chiesto, oltre al 10% già previsto per il servizio, pure un’ulteriore mancia. E tu paghi, sempre controllando che il resto sia giusto (si ‘sbagliano’ spesso).

Fin qui gli aspetti critici. Tuttavia ci sono anche quelli positivi, ovviamente. La città vecchia è la zona più stressante ma pure la più bella (sempre che non la rovinino con palazzi troppo moderni, vedasi foto più sotto): edifici storici, musei, piazze, parchi, monumenti e Malecon hanno indubbiamente un loro fascino. Incrementato dai ragazzi che giocano a calcio ovunque con palloni di fortuna (potrei dire come in Brasile, se ci fossi mai stato) e dal viavai di tantissima gente che non si accorge della tua esistenza. Sì, loro mi piacciono. Così come il padrone della mia casa particulare (una stanza all’interno di un’abitazione), gentilissimo anche se facciamo fatica a comprenderci. E come gli avventori di una sorta di bettola cinese che, ad un certo punto, sembrano impazzire: parte la musica di buon compleanno e un’intera comitiva da otto si alza di scatto. Allo stesso modo fanno quelli degli altri tavoli, che nemmeno li conoscono. Una bacucca dietro di me molla la sua coscia di pollo e mi scaraventa la sua sedia addosso per unirsi alla festa in un trenino senza fine. Io, con il mio riso bianco in bilico sulla forchetta, resto a bocca aperta. Finalmente una scena genuina!

Devo comunque ammettere che tra loro i cubani sembrano intendersela bene. Tutti amici, tutti con la propria porta aperta per far passare l’aria e le chiacchiere. Come una volta, si direbbe. Eppure qualcosa negli ultimi anni è cambiato. Ne sono sicuro: soprattutto la città vecchia è troppo simile a come ci si aspetta che un luogo turistico sia nel 2016. Purtroppo. E tu sei uno straniero che verrà sempre guardato con occhi diversi. Il dramma sta proprio qui: se non sei libero di andartene in giro in santa pace, beh, puoi anche trovarti in paradiso che l’atmosfera è rovinata. No, questa non è l’Avana che immaginavo. Ma è ‘solo’ la capitale e come tale potrebbe essere molto diversa dal resto dell’isola. Lo spero proprio, per me e per Cuba. 

BlogPatrick AcquadroComment