Come volare tra un bullo e una pupa

Entro nell’aereo ancora pensando a quanto mi sia piaciuta Washington. Un po’ schematica, forse, ma ha un suo perché. Il 16B, devo cercare il 16B. Oh eccolo. Oh, eccola! Una visione: al finestrino una dea dai capelli lisci e bruni, la pelle ambrata e un nasino perfetto (una mia fissa, ma è o non è proprio in mezzo alla faccia?). Insomma lei è, come dire, se chiedeste a un qualunque esemplare maschio tra i 14 e i 113 anni, ecco, vorrebbe essere esattamente al mio posto, attaccato al 16A.

Mi siedo vicino a lei assolutamente fregandomene del tipo che mi deve fare spazio e che sarà alla mia destra.

Purtroppo lei non mi stava aspettando. È al telefono e contemporaneamente mangia con gran classe un’insalatona verde che nemmeno una famiglia di conigli. E qui potrei alludere a cosa farei io come conigli, ma non lo faccio. Sono un gentiluomo, suvvia! Comunque un giro di giostra… ehm dicevamo: indossa un trench beige e dei pantaloni neri attillati. E… come sarebbe a dire e sotto? Non lo so com’è vestita sotto, pervertiti che non siete altro! E mi sa che non lo scoprirò mai: già solo la sua borsa vale quanto il mio conto in banca prima di partire per questo viaggio. Potrei al massimo offrirle un espresso, ma non certo da Starbucks o a Zurigo. Però, dopotutto, non la inviterei nemmeno (volpe e uva?): finite cena e chiacchierata tira fuori uno specchietto e dopo aver controllato i denti si mette cipria e rossetto. E non siamo ancora partiti! Mi sembra un po’ eccessivo.

Esattamente come il mio altro vicino per le prossime 3 ore. Un probabile boss della mafia a guardarlo meglio. Anzi, a guardarlo per la prima volta. Oltre a un vestito gessato e un mascellone alla Ridge di Beautiful, si porta appresso una salivosa leccata di mucca sui capelli all’indietro. Al polso un orologio più pesante di me. Cosa ci faccia io tra questi due proprio non lo so. O, piuttosto, cosa ci fanno loro qua dietro con noi comuni mortali? O sono tirchi come tutti i veri ricconi o fanno solo finta di esserlo. Mah…

Il giorno prima un giapponese mi chiede: “Come vai a Miami?”

“In aereo,” gli dico.

“Uuuhhh allora sei ricco!”

Non mi piace che mi si accusi di robe del genere. “Non penso davvero, ho speso 130 dollari…”

“Ma sono tanti!”

“E tu come ci vai, scusa?” mi spazientisco.

“In autostop.”

“E funziona?”

“Non lo so,” sorride. “Sarà la prima volta.”

Andiamo bene!

“Mi auguro ce la farai,” gli faccio leggermente dubbioso.

“Anche io. Spero di arrivare vivo,” sghignazza.

Sì sì, ridi ridi…

Intanto il Padrino mi risveglia alzandosi in piedi per frugare nella cappelliera. Incute un certo timore: se fossimo a scuola lui sarebbe all’ultimo anno e io al primo. Mi ruberebbe la merendina di sicuro. E potrebbe benissimo farlo anche qua dato che ci hanno offerto soltanto un mini-pacchetto con una dozzina di salatini dentro. Che generosità!

Il capocosca prende e apre un computer che utilizzerà solo per illuminare il proprio cellulare (sul serio!), in cui si perde con un giochino sul calcio. Forse ci ho visto giusto: non venitemi a dire che è un americano purosangue eh! In oltre un mese nel paese io il soccer l’ho visto praticare soltanto da donne… A proposito, la mia pupa come sta? Tra le nuvole, come è giusto che sia. Cerca di dormire. Credo che ci stia riuscendo, ma non posso fissarla per esserne sicuro. Peccato.

L’occasione per guardarla per bene arriva solo nel tragitto verso la raccolta dei bagagli. La seguo con i piedi e con gli occhi: devo ammettere che ha proprio dei bei pantaloni!

Mentre attendiamo che il nastro ci porti una valigia di lusso e uno zaino da senzatetto, provo a lanciarle uno sguardo dei miei (famosi in tutto il globo: contattatemi per lezioni private). Opto per una sciabolata morbida modello 8 per mille alla chiesa cattolica, quello da angioletto con tanto di aureola. Ma la oltrepassa e si spegne sul fondo. Non va! Pubblicità per noi.

Non mi do per vinto: per restare in tema tento un disperato san Tommaso, quello da non ci credo neanche se la vedo. Infatti mi sa che se aspetto lei diventerò cieco: lo snobba senza complimenti.

Pazienza. Raccolgo il mio sacco da baraccato e me ne vado pensieroso. Chissà dov’è il giapponese ora: su un camion, a un bivio o sotto un campo di grano?