Boston, come passare un venerdì "tranquillo"

Un altro venerdì sera è arrivato. Visti i precedenti (1 e 2) non c’è da stare tranquilli. Stavolta nessun trio. Siamo molti di più, quasi una decina, direttamente al pub dell’ostello. Più che un pub è una stanza con un bancone, un televisore sempre acceso (sport a gogo), cinque tavolini e sedie annesse. E un frigo che contiene due tipi diversi di birre. Tutto qua. Quelle bottigliette da 354 ml vengono vendute a 3 dollari l’una, senza tasse. Anche perché non esiste scontrino. È tutto molto alla buona. Come l’ambiente.

Io in realtà ho una lattina (ina?) da 24 oz (709 ml) comprata in un negozio qua vicino. E la sorseggio in compagnia di altri quattro che sono al mio stesso tavolo. Trattasi di uno zurighese che ha lasciato il lavoro per stare via 18 mesi e si è fatto da costa a costa in bicicletta (insomma un mezzo pazzo), due grosse sorelle olandesi che da oltre dieci anni vivono di fianco alle cascate del Niagara (che coincidenza) coi genitori, e un ultracinquantenne peruviano che non si capisce bene cosa faccia ma risiede stabilmente in questo alloggio per disperati. No beh, non esageriamo, ho visto di peggio… Certo però che viverci non deve essere il massimo.

Noi cinque iniziamo la serata chiacchierando di quello e di quell’altro, in maniera abbastanza rilassata. Al centro dell’attenzione c’è il peruviano, che puzza come un grill acceso. Infatti di tanto in tanto chi entra nella stanza chiede se si stia cucinando della carne. Avete messo su un maiale intero? Situazione divertente, se non fosse che ho paura del fumo passivo. Comunque la nostra ciminiera è già ubriachissima, tanto che dopo aver partecipato ad una festa non gli è stato permesso di tornare con la propria auto: gli hanno ritirato le chiavi. Dunque queste cose succedono! Non è un’invenzione dei film americani… 

Ad un tratto il viso di una delle sorelle si illumina. Mi giro e capisco il perché: è entrato un dipendente dell’ostello. Una sorta di Will Smith quando era il Principe di Bel-Air. Stessa capigliatura, stesso fisico slanciato, orecchie meno sporgenti. Lei non capisce più niente e comincia a tampinarlo duro. È talmente vogliosa che credo non combinerà nulla. Ma chi lo sa…

Il resto del pub intanto è costretto a sorbirsi i discorsi di uno yankee verace che non riesce a stare zitto un secondo: “Sono stato in Thailandia per quasi un anno e, sapete, lì guadagnano qualcosa come 600 dollari al mese. Io ne prendevo 1200 e vivevo come un re. Spettacolare! Ve lo consiglio. Poi sono andato in Indonesia, meraviglioso anche lì. E il Sud America? Uh il Sud America! Ma anche in India mi sono divertito. E poi…”

Qualcuno si permette di interromperlo: “Ma adesso a Boston cosa fai?”

“Ottima domanda,” si congratula lui. “Ero stato assunto dalla Tesla ed ero felicissimo, sapete, non è niente male! Mi immaginavo un ambiente di lavoro come da Google, sapete. E invece no, erano tutti nerd persi con i loro cellulari, tablet e il resto. Non mi piaceva. Così ho detto no grazie. Adesso sto aspettando che mi venga offerto un altro lavoro. Non dovrebbe essere difficile, sapete…”

Continua a sbrodolarsi addosso e nessuno che abbia un bavaglino da prestargli. Nemmeno una vecchia segnata da rughe profondissime, una gobba da strega e dei capelli giallo canarino che nascondono malissimo una ricrescita multicolore: di tanto in tanto parte con delle risate sguaiate senza che ci sia alcun motivo. Con Halloween che si avvicina fa la sua porca figura.

In tutto ciò si tuffa di testa un altro anziano che dopo aver visto in tv uno spot pro Hillary comincia a sparlare di politica: “Sapete cosa,” si infervora. “Trump, io voto Trump! Non me ne frega niente...”

Anche lo sbrodolone si scalda: “Trump è l’unica soluzione!”

Il resto della platea si astiene dal commentare mentre le birre scendono e il livello delle discussioni sale: come no! Ora è il turno di un ragazzo grande e grosso che somiglia a uno dei gemelli (e quindi anche all’altro) dell’Allenatore nel pallone, dichiaratissimamente gay: “Allora, ho conosciuto questa lesbica e lei mi ha spiegato un bel po’ di cosette per far piacere alle donne. Se volete ve le dico…” E senza che nessuno abbia acconsentito comincia a parlare di lingue, di cose che si fanno di qua e di là, di robe che entrano e escono, di aggeggi paradisiaci e infernali, di posizioni e opposizioni, di numeri e contronumeri… Quindi punta il dito verso le due olan-canadesi: “Se stasera vi divertite potete ringraziarmi.”

Una arrossisce, l’altra assolutamente no: “Lo spero, a me piace il sesso!” urla a favore dei non vedenti che ancora non lo avessero capito. Sì perché è incollata al nostro Will da due ore e non lo lascia in pace un secondo. Cederà o non cederà?

Il gemello perverso riattacca: “Ma veniamo a quello che interessa a me. Sapete, funziona così…” Elenca tutta una serie di cose “divertenti” da fare quando si è due o più uomini (viene anche menzionata un’orgia da otto). Fortunatamente la metà delle cose non le capisco (o spero di non averle capite). 

Un giovane inglese, suo amico, ripete in continuazione: “Non lo conosco. Giuro che non lo conosco. Continuo a non conoscerlo.”

Noialtri ce la ridiamo. Tutti tranne il peruviano che non sa nemmeno dove si trova. Prova a parlarci ma gli escono solo dei gorgoglii… Sono costretto ad annuire e a sorridere per farlo contento, ma non so proprio cosa stia cercando di dirmi. Che ha bisogno di più carbonella? Mah…

All’una in punto veniamo sbattuti tutti fuori. C’è chi, nella camera dall’altra parte del muro, vuole dormire. Perciò a malincuore toccherà tentare di farlo pure a noi. Chiedendoci: Trump o non Trump? Canadese soddisfatta o a secco? Will metterà il coso dove deve e farà l’altra roba di là, e se no, perché no? Lo sbrodolone vincerà il Nobel per la chimica, la medicina o l’economia? Il gemello depravato sarà mica nella mia stessa camerata? E mister Griglia? Domande da restar svegli tutta la notte.