Da Toronto a Buffalo passando per la dogana

Rieccomi in viaggio. Lascio Toronto non senza un po’ di tristezza: davvero una bella città! Non tanto quanto Chicago, forse, ma sembra probabilmente più vivibile. Dovendo scegliere farei molta fatica.

Ne faccio invece poca a mettermi comodo sull’ennesimo autobus. Direzione Buffalo, stato di New York. Quindi Stati Uniti, il che significa passare un’altra volta la frontiera. Chissà…

Tutto fila liscio fino alla dogana: qua ci fanno aspettare una mezzoretta buona prima di permetterci di metterci in fila per i soliti controlli. Il cuore accelera.

Arriva il mio turno.

Il poliziotto mi esamina, guarda il passaporto e mi chiede il solito: perché voglio entrare negli Usa, per quanto tempo, cosa ci facevo in Canada, per quanto tempo, se ho un impiego…

Vista l’esperienza passata qui mi faccio furbo: “No,” gli dico. “Ma l’avrò da gennaio.”

“Inizi un nuovo lavoro?”

“Esatto,” mento per risparmiarmi un sacco di domande inutili.

“In Svizzera?”

“Sì.”

“Ma il tuo accento non sembra Switz… Swischt…” Rinuncia.

Sorrido. “No, è italiano infatti.”

“Bene. Puoi andare.”

Lo ringrazio e giro i tacchi quando sento alle mie spalle: “Arrivedorci!”

Mi volto e contraccambio ridendo. Finalmente uno simpatico.

A questo punto non mi resta che rilassarmi e godermi il resto del viaggio. Non mi riesce difficile.

Una volta giunti a destinazione c’è il solito problema: mettersi lo zaino in spalla e trovare l’ostello. In teoria non è impossibile: infatti dopo un paio di tentativi falliti imbocco la via giusta. Noto subito che nonostante siano solo le sette di sera il centro città è deserto e che non ci sono negozi né bar né ristoranti. Mi pare strano ma proseguo sulla Main Street, percorsa da uno dei pochi, se non l’unico, mezzo di trasporto pubblico gratuito al mondo. Beh, in realtà non si paga solo per il primo tratto, sarà un miglio, ma mi sembra comunque un’ottima idea anti-traffico. Io però non ho bisogno di approfittarne poiché l’alloggio è vicino. Ci sono quasi quando a un incrocio un ragazzo attraversa col rosso. Una macchina che stava sopraggiungendo gli suona (giustamente) il clacson e lui in tutta risposta insulta e fa il dito medio all’automobilista. Quest’ultimo si ferma, esce nella sua enormità (non agilissimo a causa dei troppi (a)steroidi che si porta appresso) e inizia a rincorrerlo. L’altro grida uuuuuhhhhhh tutto felice e schizza via, molto più scattante. La montagna ci prova ma ad un certo punto deve desistere e torna alla propria auto ringhiando come un bufalo (rigiustamente).

Divertito dalla scena dico tra me e me: welcome back in the US. 

BlogPatrick AcquadroComment