Detroit, l'indefinita e indefinibile

Detroit è un po’ questo, un po’ quello e quell’altro. E il loro contrario. E pure una via di mezzo. Non ci state capendo niente? Ottimo: nemmeno io! Sì perché di metro in metro qui ti trovi di fronte all’inaspettato: villette a schiera che guardano una fabbrica che potrebbe o non potrebbe essere abbandonata, i giardini all’inglese confinano con ghiaiaie (esiste?) infangate, le strade o sono lisce come la seta oppure lo sono come la grattugia, alcuni negozi sono pieni mentre molti altri sono falliti, i ristoranti di classe condividono un muro con la peggiore bettola immaginabile, e non ci si ferma mai… Persino il tempo è in continua evoluzione: sole e nuvole, caldo e freddo si alternano come se fossimo in Inghilterra (un luogo comune ogni tanto bisogna pur sbattercelo dentro, così, per non perdere l’abitudine).

Qua tutto è vecchio e tutto è in fase di ristrutturazione: è una città-cantiere. Peccato però che in tre giorni lavorativi io abbia visto sì e no una decina di operai. Di questo passo finiranno nel 2030. Però ci stanno provando, parrebbe. Il potenziale c’è tutto e a quanto sembra anche le idee. Come costruire una linea del tram (la prima) che taglia i principali quartieri: in centinaia di anni non c’erano arrivati, ma ora sì. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno. D’altra parte si potevano accontentare di una pressoché inutilizzata monorotaia (simile a quella che compare a Spriengfield in una puntata dei Simpsons) che fa il giro del centro: molto comoda per i (pochi) turisti, un po’ meno per chi qui ci vive. E forse riusciranno anche a fare qualcosa per i tombini che sbuffano fumo sia di giorno che di notte. Molto scenografico, senza dubbio, ma non troppo accogliente. Un paradiso per i fotografi, certamente. Se siete dei loro venite qua: e se come me vi ponete la domanda: e se è già stato scritto tutto? E se è già stato fotografato tutto? E che ne so, sta a voi, siete voi gli artisti, mica io.

Eppure il fascino di Detroit sta proprio in queste sue contraddizioni, in questo suo essere indefinita e indefinibile. Come i suoi abitanti, lenti e veloci, ricchi e poveri, bianchi e neri. Non saprei come inquadrarli. Non proprio rassicuranti, a guardarli bene, ma in fondo l’unico che mi abbia dato fastidio una sera è stato un vecchio storto che mi seguiva in bicicletta ponendomi domande a raffica. Non ne ho capita nessuna, non so se per il suo fortissimo accento, per la sua sbronza o perché non ci stava del tutto con la testa. Comunque niente di grave. Lo spavento maggiore me l’ha fatto prendere uno scoiattolo. Appena arrivato ne vedo uno e perdo un quarto d’ora con lo zaino da venti chili sulle spalle per cercare di immortalarlo: alla fine ci riesco, piegato in due ma soddisfattissimo. Poi scopro che ce ne sono in ogni angolo. E uno di questi all'improvviso mica mi corre davanti per poi saltare su un albero sfiorandomi la faccia? Ho fatto un balzo peggiore del suo!

Così come mi ha sorpreso vedere questa scena: un barbone entra nel fastfood (non una catena) in cui sto mangiando e si lamenta alla cassa dicendo che ha fame. Lo ripete in continuazione. Poi tira fuori un dollaro. Il proprietario gli dice che con quello non può prendere niente.

“Su, dai, ho fame. Dammi degli hotdogs. Ho fame. Ho fame,” lo supplica il senzatetto.

“Va bene. Te ne preparo due. Sarebbero cinque dollari ma fa niente.”

“Solo due? Ma io ho fame!”

“Volevo dartene due e adesso che dici così te ne do solo uno.”

“No, no dai va bene. Fammene due. Ho fame. Ho fame.”

“Ok.”

E glieli prepara, con tanto di contenitore in plastica e tovagliolini.

“Ho sete, ho sete. Mi dai qualcosa da bere? Ho sete,” gli dice a mo’ di ringraziamento il vagabondo.

Il proprietario sbuffa, o più che altro fa finta. Riempie un bicchiere di ghiaccio e acqua e glielo porge. L’altro mangia e beve e mangia e beve. Un bell'episodio di solidarietà. Quasi da film.

Ma al di là di tutto vi starete chiedendo: allora 'sta Detroit la vale una visita? Direi di sì, se si è in zona. Soprattutto tra qualche anno, se si è in cerca di una classica città ordinata. Ma magari si  incasinerà ancora di più, chi può dirlo? Indefinibile il suo presente, indefinito il suo futuro. 

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